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"«Ok ripartire ma con cautela»
Vacca: ora basta tagli alla sanità"

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Ma come sta cambiando la vita dei docenti univer- sitari per effetto dell’emergenza? Parliamo con il professor Angelo Vacca, ricercatore di fama internazionale, direttore della Clinica di Medicina Interna «Guido Baccelli» del Policlinico e da pochi mesi delegato del rettore dell’Università.
Professore, ai suoi pazienti che le chiedono informazioni sul Coronavirus, lei quale risposta fornisce?
«Cerco di fornire risposte concrete e semplici, senza mai dimenticare gli elementi di speranza e umanità. Poi, rispondo con le solite raccomandazioni: stare a casa, lavarsi spesso le mani, indossare la mascherina, anche la semplice mascherina chirurgica, rispettare la distanza di almeno un metro, evitare di salutarsi con baci e abbracci... come spesso facciamo noi ed io per primo. Sono i migliori antidoti contro il contagio».
Le nostre città non sono state prese di mira dal Coronavirus. Perché?
«Il distanziamento sociale, il lasso temporale che ha consentito di preparare misure d’impatto epidemiologico, alcune caratteristiche ambientali in corso di definizione ed un’organizzazione leggermente differente del sistema sanitario potrebbero aver fatto la differenza».
Come sta vivendo questi giorni della «fase 1» dell’epidemia?
«Nonostante il notevole impatto emotivo, sto impegnando tutto me stesso insieme ai miei collaboratori, nel coordinamento delle numerose attività sanitarie legate all’emergenza e alla gestione clinica dei pazienti».
La «fase 2» partirà già dai primi giorni di maggio?
«È difficile fare previsioni.
Una cosa è certa, il distanziamento sociale, misura con la quale sono stati messi in campo enormi sforzi logistici, ha sicuramente dato i suoi frutti. La ripresa deve essere graduale, tenendo conto delle fasce più deboli».
Qual è la situazione attuale nella clinica che Lei dirige al Policlicnico?
«Continuiamo ad accogliere pazienti internistici pluripatologici ai quali è garantita la massima protezione possibile ed, analogamente, assicurando al personale medico ed infermieristico misure di protezione».
Con i portoni delle Università chiusi dai decreti del Governo com’è cambiata la Sua vita di docente?
«Il nostro sistema universitario, grazie all’impeccabile lavoro svolto dal rettore Stefano Bronzini, e da tutta la comunità di Uniba, ha risposto prontamente alle esigenze di formazione e didattica. Anche se ha dovuto fronteggiare innegabili difficoltà. Quotidianamente ci impegniamo con entusiasmo a sfruttare al meglio la tecnologia che l’Università ci ha messo a disposizione».
... E il suo rapporto con gli studenti?
«Gli studenti sono una parte integrante del processo di conoscenza e formazione. La didattica ai tempi del Covid 19 sta stimolando curiosità e motivazione. La pandemia ha, in un certo senso, facilitato nuove forme di formazione e di apprendimento, che credo rappresentano una nota innovativa e moderna della nostra attività di docenti. La formazione online è adottata da tutte le università internazionali; magari andrà perfezionata».
Alla luce della situazione che si è venuta a generare nel nostro Paese tutti sostengono che in futuro non si debbano più effettuare tagli alla sanità pubblica. È questo l’unico ingrediente necessario per garantire la vita degli italiani, anche più fragili, durante le prossime epidemie o ve ne sono altri?
«L’esperienza Covid 19 deve rappresentare un cambio di paradigma, duraturo e lungimirante. Evitare tagli alla sanità. Garantire fondi per lo sviluppo di farmaci e vaccini. Potenziare i fondi per la ricerca. Rafforzare il connubio università-aziende-territorio, ecc».
La medicina si nutre dei risultati della ricerca, ma in Italia e, in particolare dalle nostre parti la ricerca si sviluppa in modo instabile, tant’è vero che molti ricercatori, preferiscono “emigrare” nei laboratori delle Università estere. Non sarà arrivato il momento di invertire la tendenza?
«La sanità e la ricerca di livello hanno un costo, soprattutto in termini di tempo e risorse, ma sono tra i pochi investimenti indispensabili. Questo deve essere uno degli insegnamenti migliori di questo tempo. Una società che non riconosce il primato di ricerca e sviluppo avrà sempre un precario equilibrio sociale e sanitario. La ricerca scientifica porta lavoro e ricchezza al territorio che la ospita; è una specie di locomotiva che traina tutto il sistema economico».

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Chi è Angelo Vacca

Il 20 Novembre 2019 il Magnifico Rettore dell'Università degli Studi di Bari conferisce al Prof. Angelo Vacca l'incarico di componente del Gabinetto Politico del Rettore, quale Consigliere per l'Area della Sanità, in ragione dell'alta e comprovata qualificazione del medesimo come evincibile dal rispettivo curriculum. Leggi il decreto

Dal Novembre 1992, è professore di Medicina Interna presso l’Università di Bari.


Dal Novembre 1992, è Professore Associato di Medicina Interna presso l’Università di Bari.
Dal 1° gennaio 2005, ricopre il ruolo di Professore Ordinario di Medicina Interna presso l’Università degli Studi di Bari.
Dal 1° Gennaio 2005, è Direttore della U.O.C. di Immunologia Clinica e Allergologia dell’Università degli Studi di Bari.
Dal 1° Novembre 2010 è Direttore della U.O.C. di Medicina Interna “Guido Baccelli”, della stessa Università.

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  È autore di circa 400 pubblicazioni su riviste internazionali.

Il programma

Gli obiettivi e le proposte che contribuiranno a completare la mia formazione professionale con la vostra collaborazione.

I Forum del Prof. Vacca

I Forum e i dibattiti sono essenziali per raccogliere proposte di programma al fine di attivare percorsi didattici più concreti e che vadano  incontro alle esigenze dell'intero corpo docente e degli studenti.

Gli appuntamenti

Le date, i luoghi e gli eventi istituzionali cui intervengo con grande interesse e partecipazione.
...liberare i malati dalle sofferenze e contenere la violenza della malattia e assistere chi è ormai sopraffatto dal male.
(Hippocrates, L’arte; 3)

Ultimi appuntamenti

Covid19 - Intervista al prof. Angelo Vacca

a cura di Maria Pia Iurlaro

Abbiamo chiesto al Prof. Angelo Vacca, ricercatore di fama internazionale, direttore della Clinica di Medicina Interna «Guido Baccelli» del Policlinico e da pochi mesi delegato del rettore dell’Università, un parere medico/scientifico sull’andamento Covid19 , sanità e nuova didattica.

Medicina News

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La teoria prevalente

Nel 2018, sono stati diagnosticati in Italia circa 373.000 nuovi casi di tumore maligno, di cui circa 194.000 negli uomini e 178.000 nelle donne. Complessivamente, in Italia, circa 1.000 persone ricevono ogni giorno una nuova diagnosi di tumore maligno.
La teoria prevalente, formulata alla metà del secolo scorso, interpreta la neoplasia come un insieme di circa 200 malattie caratterizzate da un’abnorme crescita cellulare, svincolata dai normali meccanismi di controllo dell’organismo.

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