"Turismo, Ambiente e Produzione nella Prospettiva dello Sviluppo Sostenibile: Quali Sfide per l’Università"

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ROCCO PALMA

La Puglia ha vissuto dagli anni ’50 ad oggi significative ondate di sviluppo dei flussi turistici, dapprima nelle forme di un turismo alternativo naturalista o di élite, legato ai flussi che negli anni ’60 e ’70 muovevano dal Nord Europa (Germania, Regno Unito e Irlanda) verso il Gargano e nel Brindisino (Torre Guaceto) o verso la punta del Salento (Santa Maria di Leuca), in seguito nelle forme di un crescente turismo di massa che dagli anni ’80 ad oggi, soprattutto nel Salento, appare legato al fascino ed alle possibilità recate dai tanti chilometri di costa che si spiegano sui ‘due mari’ (l’Adriatico e lo Ionio), a un rapporto qualità/prezzo tutto sommato competitivo sia nel settore della ristorazione che della residenzialità (rispetto all’Italia ed alle destinazioni estere) e ad un entroterra non privo di spunti identitari importanti, radicati nelle sentite tradizioni culturali, musicali e gastronomiche locali, che si mantengono e si diramano offrendosi al turista dai quasi cento comuni che popolano la penisola salentina.
Eppure, le spiagge che si distendono dalle coste occidentali a quelle orientali della penisola pugliese, la nota (e non banale) ‘Notte della Taranta’, che nel contaminare l’antico delle tradizioni rurali e il moderno della danza e della musica pop ha attirato e continua ad attirare folle di giovani e più anziani generando - secondo uno studio dell’Università Bocconi - circa tre euro per ogni euro investito, e infine i tanti piatti dell’arte popolare della cucina che arricchiscono la cucina pugliese (dalla ‘tiella’ alle ‘orecchiette’ pugliesi nelle varie versioni conosciute, dai vini di ‘Castel del Monte’ al ‘Primitivo di Manduria’ e al ‘Salice Salentino’, dall’olio del nord barese a quello del sud salentino, vessato oggi dalla ‘xylella’), pur rimanendo oggi un importante volano, sembrano negli ultimi anni non bastare ad attrarre un turista o sempre più esigente, o sempre meno attento (se non alle logiche del divertimento di massa) alla cura del territorio che lo ospita.

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