La teoria prevalente

Nel 2018, sono stati diagnosticati in Italia circa 373.000 nuovi casi di tumore maligno, di cui circa 194.000 negli uomini e 178.000 nelle donne. Complessivamente, in Italia, circa 1.000 persone ricevono ogni giorno una nuova diagnosi di tumore maligno.
La teoria prevalente, formulata alla metà del secolo scorso, interpreta la neoplasia come un insieme di circa 200 malattie caratterizzate da un’abnorme crescita cellulare, svincolata dai normali meccanismi di controllo dell’organismo. A causa di questa variegata costituzione, molteplici sono ormai diventate le metodiche di diagnosi (precoce e non) di quella “malattia” che oggi costituisce la seconda causa di morte (29% di tutti i decessi), dopo le malattie cardio-circolatorie (37%).

Nella mia relazione su: “Innovazioni diagnostiche in oncologia”, che ho tenuto presso il Circolo della Sanità il 4 Maggio scorso, ho passato in rassegna le moderne tecniche di diagnostica dei tumori: la FISH per il rilievo dell’oncogéne HER2 nel tumore mammario, o delle traslocazioni di IgH nei pazienti con mieloma multiplo; la NGS, per la valutazione delle mutazioni del gene KRAS nei pazienti con carcinoma del colon; i test ELISA ad alta precisione per il dosaggio dei marcatori tumorali, quali il PSA nei pazienti con tumore prostatico. E’ ovvio che i recenti progressi nella diagnostica dei tumori comportano riflessi positivi nella selezione di nuovi farmaci per la cura “personalizzata” e sempre più efficace dei pazienti.

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